Keldian – Darkness and Light

Eccoci finalmente al momento. L’album è uscito già da qualche tempo e sta avendo un riscontro abbastanza controverso.

Da una parte che ci loreputa un lavoro che, seppur di alta qualità, troppo si discosta dai loro precedenti.

Dall’altra c’è chi, come anche il sottoscritto, valuta questa opera come l’ennesima evoluzione in meglio che il gruppo ha intrapreso.

Si inziai con una incalzante Nightfall che contiene quella tastiera che confonde,un pò poppeggiante. L’impressione però passa subito con Blood Red Down. Riff che carico ma melodico alla Scorpion il quale inizia a delineare l’indirizzo sci-fi dell’album.

Il brano è un esempio di quella caratteristica che contraddistingue l’intero lavoro. Parlo della capacità di rallentare il brano e riportarlo a ritmi sostenuti grazie al lavoro egregio della tastiera.

Con The Haunting si rientra in toto in ambiti molto pop-british, giro banale, refrain radionfonico, per alcuni museggiante.

Life and Death Under Strange New Suns è invece un capolavoro. Il brano contiene tanti elementi, dalla massiccia synth ottantiana agli assoli di chitarra malmteeniani, dal refrain epic-power agli stacchi da ballad folk, insomma non so seil miglior brano, ma sicuramente uno dei brani meglio riusciti.

Non poteva mancare il momento calmierante ed ecco quindi che la 5° traccia è una ballad di ben 12 minuti che inizia solo con chitarra e tastiera orchestrale. Prosegue con una modesta accelerazione coadiuvata dal coro, ma che rimane sempre fra i 100 ed i 120 bpm.

Solo dal 7° minuto in poi ci si ritrova in una vera e propria cavalcata epica, dotata di molta tecnologica batteria che sostiene la melodia portante, con tanto di finale puramente sci-fi ambient.

Questo facilità l’inserimento di Change The World, fresca e immediata. Senza intro o fronzoli, viene sparata dritta in faccia con tutta la sua modulare ritmica e variante vocale che esalta e innalza verso il Sic Itur Ad Astra.

Broadside invece rende chiaro che il ruolo della tastiera non è solo quello di mero accompagnamento ritmico, ma funge da perno strutturale in ogni brano. In questo l’apporto diventa più palese. Il resto lo fa la voce. Più di prima si pone in tutta la sua ampiezza e potenza che le linee vocali rendono ancora più netta.

Il finale è lasciato Crown Of Starlight che come una corona viene posta a cinclusione. L’insieme di melodie sensibili, agganci ritmici, stacchi equilibrati che crano ponti agevoli di passaggio su diverse sonorità, rendono questo lavoro un’autentica rarità di riuscita.

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